Continua lo psicodramma in casa Acr: il paradossale addio del finanziatore occulto Di Mascio sembra mettere una pietra tombale sul futuro della squadra.
Innanzitutto, per carità: rimuovete dal sito ufficiale il prima possibile quel farneticante messaggio cui è stata attribuita l’etichetta di “comunicato stampa” (quelli li scrivono gli addetti stampa, ma purtroppo l’Acr ha ritenuto superflua tale figura). Fatelo in fretta, poiché quello spazio web rappresenta ufficialmente la squadra della nostra città, ha i colori e lo stemma della nostra città, è punto di riferimento per i tifosi della nostra città. I quali non meritano di essere identificati in qualcosa che – per la forma – assomiglia alla lettera di Totò e Peppino alla “malafemmina”, per lo stile ricorda la sceneggiate di Mario Merola (colpo di scena… “Questa persona è Arturo Di Mascio”), nel contenuto fa trasparire tutta l’improvvisazione con cui ormai da un anno a questa parte viene gestita l’Acr. Annuncia l’addio una persona che, ufficialmente, non è mai arrivata (un “amico”, un “consulente”) e non risulta in alcun modo inserita nell’organigramma dirigenziale (nonostante il ds Avallone si riferisca a lui con l’appellativo di presidente e non è certo un lapsus); se ne va stabilendo un precedente unico nel calcio italiano: contesta i giocatori e lo staff e, per questo, si “auto esonera” (ma da che? Ovviamente da principale finanziatore occulto, visto che questo era un segreto di Pulcinella…). È come se la famiglia Agnelli (non ce ne voglia per l’irriverente paragone), indispettita dalla protesta degli operai di Termini Imerese, abbandonasse la Fiat. Lascia, ma a chi? Ad “Alfredo Di Lullo e al suo staff dirigenziale”: è curioso capire, adesso, se detto staff comprenda anche Marcella Chirichella, il papà di Arturo Di Mascio o altri parenti e affini cui sono stati, nel corso degli ultimi mesi, affidati ruoli gestionali in seno all’Acr. Insomma, se ne va lui (insieme ad Angelo Mariano Fabiani, il quale – ha detto Di Mascio – ha interrotto il rapporto con la società di via del Vespro) e restano le sue teste di ponte, oppure parte “l’intero pacchetto”? E, soprattutto, ci sono i soldi per finire il campionato? Mirabile, poi, il ringraziamento alla città: ne prendiamo atto, ma – scusate la malizia – un pizzico di ipocrisia traspare, visto che a parlare è uno che Messina l’ha vissuta poco o nulla, tanto da non volere mai sancire un rapporto. A proposito, non vorremmo che qualcuno se ne fosse dimenticato: sullo sfondo, a margine, in ultima analisi, alla fin fine c’è una squadra di calcio da gestire. Una formazione chiamata ad affrontare, nelle prossime cinque giornate, altrettanti scontri diretti per la salvezza (Sambiase, Mazara, Hinterreggio, Viribus Unitis e Palazzolo), con un intermezzo rappresentato dal recupero del derby contro il Milazzo. Tutto ciò in un contesto nel quale, pure dopo un 5-0, ci si ritrova in pieno psicodramma (contestazione a Di Napoli e nuove accuse di Di Mascio ai giocatori). In più, incidentalmente, c’è pure il prossimo campionato da programmare, giusto per non ritrovarci ad agosto, in ritiro, con un pugno di ragazzini e di vecchie glorie. Sempre che ci sia un futuro per l’Acr, per il calcio messinese. Allo stato, inutile cullare troppe illusioni, la risposta è secca e precisa: no!
normanno.com







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